Sì, il gatto riconosce il suo nome: uno studio giapponese del 2019 su 78 gatti ha mostrato segni di attenzione maggiori proprio al loro nome rispetto ad altre parole simili. Ma riconoscerlo non significa obbedire — sa che lo stai chiamando e decide se vale la pena rispondere. Se il nome precede cose buone, funzionerà meglio.
Lo chiami per nome e lui non si gira nemmeno. Lo chiami per la pappa e arriva di corsa. Conclusione di molti proprietari: il gatto ignora il suo nome per principio, o peggio, non lo conosce proprio. La scienza, però, dice un’altra cosa — e la differenza tra “riconoscere” e “rispondere” è tutta qui.
Lo studio giapponese del 2019
Un team dell’Università Sophia di Tokyo ha testato 78 gatti — sia domestici che di cat-café — con un esperimento elegante: hanno fatto ascoltare ai gatti una sequenza di parole, quattro nomi generici seguiti dal loro vero nome, tutti pronunciati con lo stesso tono dalla stessa voce. Risultato: i gatti mostravano segni di attenzione (movimento delle orecchie, della testa, della coda) significativamente maggiori proprio al loro nome.
Per dare i riferimenti completi: lo studio è di Atsuko Saito e colleghi dell’Università Sophia di Tokyo, pubblicato su Scientific Reports nel 2019. I gatti distinguevano il proprio nome da altre parole con lo stesso numero di sillabe e lo stesso accento — e lo riconoscevano anche quando a pronunciarlo era un estraneo, non il proprietario.
I gatti riconoscono il loro nome. Lo distinguono da altre parole della stessa lunghezza e dallo stesso tono. Il punto è che riconoscerlo non significa obbedire: il gatto sa che lo stai chiamando, e decide se vale la pena rispondere. È una differenza che i proprietari di cani faticano a comprendere, ma è l’essenza del gatto.
Come impara il nome (e come insegnarglielo meglio)
Il gatto non impara il nome come un’etichetta astratta: lo associa alle conseguenze. Se il nome precede quasi sempre cose buone — pappa, gioco, coccole — il nome diventa una promessa interessante. Se precede cose sgradite — la gabbia del veterinario, il bagnetto, il rimprovero — il nome diventa un segnale da ignorare.
Per insegnarlo (o rinforzarlo) a un gatto nuovo:
- Associa il nome al cibo: pronuncia il nome, subito dopo dai un premietto. Ripeti 5-10 volte per sessione.
- Usa sempre lo stesso tono: allegro e invitante, mai per sgridarlo. Per i rimproveri usa un suono diverso (“no”, un “ssst”).
- Premia ogni risposta: se il gatto ti guarda o si avvicina quando lo chiami, premietto immediato — anche se ci ha messo un minuto a decidere.
- Non ripeterlo a vuoto: chiamarlo venti volte mentre lui ti ignora gli insegna solo che il nome non significa niente.
Perché a volte sembra sordo
Il gatto che non risponde al nome di solito rientra in uno di questi casi: sta dormendo (e i gatti dormono 16 ore al giorno), è concentrato su qualcosa di più interessante (il famoso chattering davanti alla finestra non si interrompe per nessuno), oppure ha imparato che rispondere non porta a niente di buono.
C’è anche un fattore sociale: i gatti riconoscono la voce del proprietario meglio di quelle sconosciute — lo ha mostrato un precedente studio del 2013 dello stesso gruppo di ricerca; lo studio del 2019, invece, ha visto i gatti rispondere al proprio nome anche quando a pronunciarlo era un estraneo. Se il tuo gatto risponde a te e ignora gli ospiti, prendilo come un complimento.
Il nome come strumento, non come telecomando
Una volta che il gatto riconosce il nome, puoi usarlo come base per tutto il resto: il richiamo (“vieni qui”), l’interruzione di un comportamento indesiderato (chiamarlo invece di sgridarlo), e come primo passo del clicker training. Il nome non è un telecomando — è l’inizio di una conversazione.
E se il tuo gatto oltre a ignorare il nome ti sveglia alle 3 di notte miagolando, sappi che non è dispetto: scopri perché il gatto miagola alle 3 di notte e come farlo smettere.



